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IL FUTURO PASSAGGIO DAL MOTORE A SCOPPIO ALL’AUTO ELETTRICA,

TRA DEMAGOGIA, IPOTESI E REALTA’.

 

Di Andrea Roggero

 

La domanda essenziale da cui dobbiamo partire per capire se e quanto sia auspicabile un passaggio dal tradizionale motore a scoppio, all’auto elettrica, passando per l’auto a propulsione ibrida, è una sola: Ma l’auto elettrica è davvero tanto più “ecologica” della tradizionale auto a benzina o gasolio? E ancora, per estensione: l’auto elettrica può davvero rappresentare il futuro della mobilità individuale?

 

Per rispondere in modo esauriente a questi interrogativi, bisogna iniziare da alcune considerazioni di carattere generale. In primis, dobbiamo intenderci su cosa intendiamo precisamente con il termine “ecologico”. Dal punto di vista puramente letterale, una delle definizioni più calzanti ed omni-comprensive è: “Che rappresenta una garanzia per l’ambiente”.

 

Per poter rappresentare una vera e propria “garanzia”, bisogna quindi analizzare l’impronta ecologica complessiva, che ciascuna soluzione attualmente disponibile offre in termini di reali vantaggi rispetto alle altre. Prendiamo quindi in esame le tre tipologie principali, a cui i vari modelli ora reperibili sul mercato sono tutti in qualche modo riconducibili, ovvero: l’auto tradizionale con motore termico, quella ibrida (soluzione intermedia, con numeri attualmente in forte crescita a livello globale) ed infine l’auto elettrica “plug in”, intesa quale mezzo con propulsione esclusivamente elettrica.

 

Appare subito evidente che un’analisi davvero omni-comprensiva, non può prescindere dal considerare anche i costi complessivi che ciascuna di queste soluzioni ha per il proprio utente. Ciascun costo infatti, si traduce automaticamente in un costo ambientale, soprattutto se lo si considera in termini di materiali di consumo e dei relativi tempi di deperimento.

 

Pensiamo, ad esempio, all’incidenza economica ed ambientale di ogni cambio d’olio, da cui nessuna meccanica termica di tipo tradizionale, per quanto moderna e sofisticata, potrà mai prescindere. Oppure pensiamo all’impatto ambientale legato al cambio e successivo smaltimento degli pneumatici, di cui finora nessun tipo di veicolo, ad eccezione di quelli su rotaia, può fare a meno. Ivi compresa l’auto elettrica. In una sommaria sintesi, possiamo dire che, in ogni caso, l’auto elettrica, e solamente quest’ultima, necessita di molte meno manutenzioni rispetto a quelle con il motore a scoppio, almeno per quanto concerne i consueti tagliandi a cui queste ultime sono soggette. D’altro canto, ad oggi, l’auto elettrica ha un notevole impatto ambientale dato dalle batterie di accumulo che, sia in termini di costo puro, che di conseguenza in termini di costi ambientali e di smaltimento, hanno un impatto tutt’altro che trascurabile.

Va infine preso atto che l’auto elettrica ha dalla sua un rendimento molto più alto nell’equazione di trasformazione dell’energia elettrica in energia cinetica, mentre il motore termico ha tuttora un rendimento complessivo nell’ordine di alcuni punti percentuali (dato principalmente dalla componente termica non recuperabile e che al contrario va smaltita), nella trasformazione della combustione dei derivati del petrolio in energia cinetica.

 

Il caso peggiore dal punto di vista dei costi, rimane comunque quello dell’auto cosiddetta “ibrida” (a propulsione termica + elettrica), che ha costi e problematiche ambientali del tutto equivalenti rispetto alla soluzione con il solo motore termico.  Con l’aggravante dei costi di smaltimento per le componenti di accumulo della parte elettrica, analoghi - sebbene non proprio equivalenti per le differenti dimensioni - all’auto elettrica. Anche qui, la componente elettrica è certamente di aiuto nell’alzare di qualche punto percentuale il rendimento energetico complessivo, ai fini della trasformazione in energia cinetica.

 

Se a questo punto volessimo azzardare alcune semplificazioni estreme, assimilando i tempi di deperimento di una auto con motore termico ad una con motore elettrico (ovvero in circa 20 anni e/o circa 500 mila km) ne otterremo un’equivalenza complessiva per quanto concerne i cosiddetti “costi ambientali”. Anche qui l’auto ibrida ne risulterebbe fortemente penalizzata, per le medesime ragioni sopra citate.

Non abbiamo ancora considerato il fattore centrale delle cosiddette “emissioni allo scarico” che, almeno in apparenza, penalizzano drasticamente l’auto tradizionale rispetto a quella elettrica (che è a zero emissioni per definizione ed ha un rendimento energetico complessivo molto più alto), riservando una posizione intermedia (e comunque più prossima all’auto tradizionale) per le soluzioni ibride.

 

E qui entra in gioco un ulteriore fattore “esterno”, che diviene tuttavia drasticamente centrale ed a forte rischio di demagogia, nel momento in cui allarghiamo l’orizzonte e consideriamo come viene prodotta l’energia necessaria a far funzionare la propulsione dell’auto solo elettrica.

 

Se consideriamo il modello più virtuoso attualmente disponibile, ovvero il binomio “Tesla” + “Solar City”, per ora attivo nei soli U.S.A., che rappresenta: “l’auto elettrica ricaricata mediante l’energia prodotta dal sistema fotovoltaico installato sul tetto della propria abitazione”, ecco che l’equazione ecologica assume una sua valenza ed una sua auto-legittimazione.

Se invece la medesima energia viene prodotta mediante centrali a carbone, la medesima equazione perde completamente di significato e legittimità. Si potrà poi obiettare che il modello “Tesla + Solar City” sopracitato, non sia estendibile alla grande maggioranza della popolazione mondiale, in quando dal punto di vista pratico e reale, solo una modesta percentuale di abitanti del pianeta può disporre di una villa/villetta con un sistema fotovoltaico.

 

Appare comunque evidente, come l’elemento centrale non sia comprendere come funziona il mezzo preso in esame, e quale tipo di propulsione questo adotti, quanto piuttosto: Come viene prodotta l’energia che lo fa muovere.

Semplificando, un mezzo tradizionale (con motore termico) fa riferimento ad un modello ecologico ormai obsoleto e superabile. Tuttavia, per essere davvero credibile, il modello elettrico che andrà a sostituirlo, dovrà inevitabilmente fare riferimento ad un sistema radicalmente nuovo e rinnovato nelle modalità stesse di produrre quella stessa energia che lo fa muovere. Senza questo indispensabile passaggio logico, ma soprattutto pratico, anche l’auto elettrica rischia di diventare un puro e fallimentare strumento demagogico alla stregua dell’auto ibrida. Questo perchè aumenta l’efficienza complessiva, ma non affronta né risolve il problema alla radice.

 

Consideriamo infine che, secondo le stime più attendibili, nell’ipotesi puramente teorica di poter sostituire il parco vetture attualmente circolante, con veicoli a propulsione esclusivamente elettrica (secondo il livello di tecnologia attualmente disponibile), il fabbisogno di energia mondiale arriverebbe facilmente a decuplicare.

Quindi non solo non avremmo risolto il problema nemmeno in parte, ma anzi avremmo amplificato a dismisura il problema della necessità di energia elettrica, dai livelli attuali ad una dimensione dieci volte superiore. E come conseguenza diretta, avremo peggiorato in modo paritetico il livello di emissioni e di inquinamento.

E’ quindi evidente che qualunque tipo di ragionamento sulla mobilità sostenibile, per portare dei risultati tangibili dal punto di vista ambientale, non può in alcun modo prescindere dal considerare anche qual è l’orizzonte di sviluppo energetico, ovvero il modello energetico a cui si riferisce.

 

Riprendendo ancora l’analisi del fenomeno “Tesla”, è molto interessante notare come nel mondo dell’automotive mondiale, si sia scatenata una sorta di “caccia alla volpe”, in cui la velocissima e scaltra volpe è rappresentata dall’azienda di Elon Musk e dai prodotti innovativi che questa riesce a presentare a ritmo incessante. Tuttavia, al di là dei veicoli prodotti, la vera innovazione è nel modello di sistema che Musk sta creando attraverso la collaborazione tra le aziende del suo gruppo. Dalla produzione di energia pulita al suo utilizzo su strada, ottimizzando costi, valori, efficienza e impatto ambientale.

 

Tale tendenza già in atto nei paesi più evoluti, rappresenterà negli anni a venire una delle innovazioni più radicali rispetto al passato. Si verrà così a di creare un modello di mobilità sostenibile articolato su tre assi principali e con al centro l’Uomo:

 

1. Architettura                     2. Uomo                      3. Mobilità

 

Facendo un rapido salto nel passato, fin dal tempo dei romani, il popolo latino aveva compreso l’importanza dell’autonomia e dell’auto-sostenibilità delle “domus”, ivi compreso lo sfruttamento e l’immagazzinamento delle acque pluviali al proprio interno. La domus era così stata strutturata intorno all’impluvium, ovvero la parte comunicante con le cisterne sottostanti adibite alla raccolta delle acque piovane. Queste venivano poi utilizzate, sia per dissetarne gli abitanti, ma anche per irrigare i giardini e gli orti altresì esistenti, quale parte integrante ed essenziale all’interno del sistema virtuoso ed autonomo così concepito.

Da allora il concetto di “domus” latina si è evoluto verso la moderna “fattoria”, ma il concetto di fondo è rimasto pressoché inalterato fino all’età contemporanea. Da qui in poi, anche e soprattutto per effetto dell’avvento e diffusione che avrà l’auto elettrica, dovrà ulteriormente evolversi dall’originale “manufatto costruito per la protezione ed il sostentamento dei propri occupanti”, ad uno più moderno ed ampio di “cellula elementare ed autonoma per la sostenibilità ambientale ed energetica”. Questo si otterrà sviluppando il concetto di auto-sostenibilità energetica degli edifici, soprattutto se consideriamo l’impatto ambientale tutt’altro che trascurabile che questi hanno per essere riscaldati nei mesi invernali, contribuendo in larga misura all’inquinamento atmosferico delle città.

 

Considerata l’attuale scarsa sostenibilità reale della mobilità elettrica, così come la conosciamo oggi, per ragioni essenzialmente legate alla scarsa disponibilità di energia pulita, in ECR Technologies stiamo lavorando con lungimiranza ed in modo proattivo, tenendo come riferimento la visione d’insieme del sistema energetico attuale, al fine di evolverlo, svilupparlo e renderlo più efficiente mediante nuove idee. Tramite lo sviluppo dei propri progetti, ECR Technologies ha infatti l’ambizione di poter contribuire a completare il primo e fondamentale tassello del sistema virtuoso dato da 3 assi per l’auto-sostenibilità energetica: produzione + stoccaggio + consumo di energia elettrica (quest’ultimo speso anche a favore della mobilità). Lavorando su questi principi potremo così anticipare il futuro, rendendo energeticamente autonomo qualunque tipo di edificio o di unità immobiliare (che sia residenziale, commerciale o industriale), all’interno di un sistema in grado di connettere e far comunicare tra loro ambiti tecnici e economici attualmente non comunicanti. Tutto questo al fine di rendere reale e operativa una visione economico-ecologica, in grado di interconnettere in modo sinergico, uomo, macchine e ambiente.

 

 
 
 

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